Albendazolo

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FARMACOLOGIA ANTIPARASSITARIA · BENZIMIDAZOLI
Albendazolo
Colpisce il metabolismo dei parassiti interrompendo la formazione dei microtubuli
L'Albendazolo è un antielmintico della famiglia dei benzimidazoli, attivo contro numerosi parassiti intestinali e tissutali. Si lega alla β-tubulina dei parassiti, ostacolando la formazione dei microtubuli e l'utilizzazione del glucosio, con progressivo esaurimento delle riserve energetiche. Viene impiegato in diverse elmintiasi, comprese alcune infestazioni da nematodi e cestodi, secondo la diagnosi e la formulazione autorizzata.
β-tubulina
Bersaglio molecolare
8–12 h
Emivita del metabolita attivo
400 mg
Dose singola per alcune elmintiasi
⚠ Da sapere prima dell'uso
I trattamenti prolungati richiedono il monitoraggio della funzionalità epatica e dell'emocromo per il rischio di epatotossicità e soppressione midollare. Evitare l'esposizione durante la gravidanza; nelle infestazioni tissutali la terapia deve essere gestita dallo specialista.
↓ Consulta la tabella riassuntiva e il sommario per indicazioni, posologia, sicurezza e interazioni.


Caratteristica Informazioni
Principio attivo Albendazolo
Classe farmacologica Antielmintici; derivati benzimidazolici
Principali specialità Zentel
Indicazioni autorizzate in Italia Diverse parassitosi intestinali; echinococcosi cistica e alveolare in specifiche situazioni, secondo la scheda tecnica
Meccanismo d'azione Inibizione della polimerizzazione della beta-tubulina e dei microtubuli del parassita
Forme farmaceutiche Compresse da 400 mg
Dosaggio Da 400 mg in dose singola a cicli prolungati, in funzione del parassita e dell'infezione
Emivita Circa 8–12 ore per il metabolita attivo albendazolo-sulfossido; l'albendazolo immodificato ha biodisponibilità sistemica molto bassa
Effetti indesiderati comuni Dolore addominale, nausea, vomito, cefalea e aumento degli enzimi epatici, soprattutto nei trattamenti prolungati
Rischi principali Epatotossicità, depressione midollare e reazioni di ipersensibilità; rischio maggiore nei cicli prolungati
Regime di fornitura Medicinale soggetto a prescrizione medica

SPECIALITÀ[modifica]

  • Albendazolo

La specialità documentata in Italia è Zentel 400 mg compresse. L'effettiva disponibilità commerciale può variare nel tempo; non sono elencati altri marchi senza una verifica individuale dell'autorizzazione e della commercializzazione.

STRUTTURA[modifica]

Albendazolo.jpg

L'albendazolo è un derivato benzimidazolico contenente un anello benzimidazolico sostituito e un gruppo carbammato. La struttura chimica è responsabile dell'attività antiparassitaria e della capacità di interferire con la tubulina.

Dopo somministrazione orale, l'albendazolo viene assorbito in misura limitata e rapidamente metabolizzato nel fegato. Il metabolita principale, l'albendazolo-sulfossido, mantiene l'attività antiparassitaria ed è responsabile di una parte rilevante dell'effetto sistemico.

MECCANISMO D'AZIONE[modifica]

L'albendazolo si lega alla beta-tubulina dei parassiti, interferendo con la formazione dei microtubuli. Questa azione compromette funzioni cellulari essenziali, tra cui il trasporto intracellulare e l'assorbimento del glucosio.

La riduzione delle riserve energetiche determina immobilizzazione e progressiva morte del parassita. L'attività dipende dalla specie coinvolta, dalla sede dell'infezione, dalla dose e dalla durata del trattamento.

Dopo l'assorbimento, il farmaco viene trasformato nel fegato in albendazolo-sulfossido, metabolita attivo che raggiunge la circolazione sistemica e può penetrare nei tessuti. L'esposizione sistemica aumenta in genere quando il medicinale viene assunto con alimenti ricchi di grassi, circostanza rilevante soprattutto nel trattamento delle parassitosi tissutali.

INDICAZIONI[modifica]

Parassitosi intestinali[modifica]

L'albendazolo è indicato per il trattamento di diverse infezioni intestinali, singole o miste, causate da elminti, tra cui:

  • Ascaridiasi, causata da Ascaris lumbricoides.
  • Enterobiasi, causata da Enterobius vermicularis, comunemente chiamato ossiuro.
  • Ancilostomiasi e necatoriasi, causate da nematodi intestinali ematofagi.
  • Tricuriasi, causata da Trichuris trichiura.
  • Strongiloidiasi, secondo le indicazioni della specifica formulazione e la valutazione clinica.
  • Teniasi, causata da alcune specie di Taenia.
  • Imenolepiasi, in particolare quella causata da Hymenolepis nana.
  • Opistorchiasi e clonorchiasi, causate da trematodi epatobiliari.
  • Giardiasi nei bambini, secondo l'indicazione autorizzata della specialità.

L'efficacia varia a seconda del parassita. Alcune infezioni possono richiedere schemi diversi, ulteriori accertamenti o un trattamento alternativo. In caso di enterobiasi può essere necessario valutare i conviventi e adottare misure igieniche per ridurre le reinfezioni.

Echinococcosi[modifica]

L'albendazolo è utilizzato nell'echinococcosi cistica e nell'echinococcosi alveolare in specifiche circostanze, comprese situazioni in cui l'intervento chirurgico non è possibile, trattamenti perioperatori o terapie successive a procedure percutanee.

Queste infezioni richiedono una gestione specialistica. La scelta tra trattamento farmacologico, chirurgia e procedure interventistiche dipende dalla specie, dalla sede, dalle dimensioni e dallo stadio delle cisti, nonché dalle condizioni del paziente.

Altre parassitosi[modifica]

L'albendazolo può essere utilizzato in altri contesti antiparassitari secondo le indicazioni autorizzate e le raccomandazioni specialistiche. Non tutte le parassitosi rispondono allo stesso modo ai benzimidazoli e alcune infezioni richiedono farmaci differenti.

CONTROINDICAZIONI[modifica]

  • Ipersensibilità all'albendazolo, ad altri derivati benzimidazolici o a uno degli eccipienti.
  • Gravidanza, salvo specifiche valutazioni specialistiche in situazioni eccezionali.
  • Allattamento: l'impiego deve essere valutato in base alla durata della terapia, alla dose e alle informazioni della specifica formulazione.

È necessaria particolare cautela nei pazienti con malattie epatiche, alterazioni dell'emocromo o precedenti reazioni ai benzimidazoli. Nei trattamenti sistemici prolungati è indispensabile il monitoraggio della funzione epatica e della conta ematica.

POSOLOGIA[modifica]

La posologia dipende dal parassita, dall'età, dal peso corporeo e dalla sede dell'infezione. Gli schemi seguenti sono riferimenti generali: la prescrizione deve seguire le indicazioni autorizzate della specifica formulazione e la valutazione clinica.

Parassitosi intestinali nell'adulto e nei bambini di peso adeguato[modifica]

Per molte parassitosi intestinali, lo schema comunemente utilizzato è:

  • 400 mg per via orale in dose singola.

Per alcune infezioni può essere necessario ripetere la dose dopo un intervallo definito o proseguire il trattamento per più giorni. In particolare:

  • Nell'enterobiasi, il medico può indicare una seconda dose dopo circa due settimane per contrastare le reinfezioni da uova che sopravvivono al primo trattamento.
  • Nella teniasi e nell'imenolepiasi, la durata e la dose devono essere adattate alla specie e alla risposta clinica.
  • Nella strongiloidiasi, la scelta del farmaco e dello schema deve tenere conto delle raccomandazioni specifiche, poiché l'albendazolo non è sempre il trattamento preferito.

Non è corretto applicare automaticamente lo schema in dose singola a tutte le infezioni parassitarie.

Bambini[modifica]

La dose pediatrica dipende dall'età, dal peso e dall'indicazione. Per alcune parassitosi intestinali, nei bambini di almeno due anni viene comunemente utilizzata una dose di 400 mg in unica somministrazione. Nei bambini più piccoli, la dose e l'opportunità del trattamento devono essere valutate dal medico in base alla specifica infezione e alle informazioni autorizzate del medicinale.

Non somministrare autonomamente il farmaco ai bambini molto piccoli senza una valutazione clinica.

Echinococcosi cistica e alveolare[modifica]

Le infezioni sistemiche richiedono dosi e cicli molto più prolungati rispetto alle parassitosi intestinali.

Negli adulti e nei bambini con peso pari o superiore a 60 kg, uno schema comunemente utilizzato è di 400 mg due volte al giorno. Nei pazienti con peso inferiore a 60 kg, la dose può essere calcolata in base al peso corporeo, generalmente 15 mg/kg/die suddivisi in due somministrazioni, fino a un massimo complessivo di 800 mg/die.

La durata varia secondo la patologia e il tipo di intervento:

  • Nell'echinococcosi cistica possono essere prescritti cicli di 28 giorni separati da intervalli senza trattamento, secondo il protocollo specialistico.
  • Nell'echinococcosi alveolare il trattamento può essere molto prolungato e richiedere una terapia continuativa, con rivalutazioni specialistiche periodiche.

Gli schemi devono essere personalizzati e non vanno iniziati senza diagnosi e monitoraggio specialistico.

Modalità di assunzione[modifica]

Le compresse devono essere assunte per via orale. Possono essere masticate o ingerite secondo le caratteristiche della formulazione.

  • Per molte parassitosi intestinali la somministrazione può avvenire con o senza cibo, secondo le istruzioni del medicinale.
  • Nei trattamenti sistemici per echinococcosi, l'assunzione con un pasto, preferibilmente contenente grassi, può aumentare l'assorbimento del metabolita attivo.
  • Se è prevista una dose singola, non ripeterla autonomamente in assenza di indicazione medica.

Monitoraggio durante i trattamenti prolungati[modifica]

Prima di iniziare un ciclo prolungato devono essere controllati gli esami della funzione epatica e l'emocromo. Durante il trattamento sistemico, la scheda tecnica prevede in genere controlli prima di ogni ciclo e almeno ogni due settimane durante i cicli di 28 giorni.

Il trattamento deve essere rivalutato e, quando necessario, sospeso se compaiono alterazioni clinicamente significative della funzione epatica o riduzioni importanti delle cellule del sangue.

EMIVITA[modifica]

L'albendazolo viene rapidamente metabolizzato nel fegato e la concentrazione del composto immodificato nel plasma è generalmente molto bassa. Il metabolita attivo albendazolo-sulfossido presenta un'emivita plasmatica generalmente nell'ordine di 8–12 ore.

L'esposizione al metabolita può aumentare con pasti ricchi di grassi e in alcune condizioni epatiche. La durata dell'effetto dipende anche dalla sede dell'infezione e dalla distribuzione del metabolita nei tessuti.

AVVERTENZE[modifica]

Tossicità epatica[modifica]

L'albendazolo può provocare un aumento degli enzimi epatici e, più raramente, epatite o danno epatico clinicamente significativo. Il rischio è particolarmente rilevante nei trattamenti prolungati per infezioni sistemiche e nei pazienti con malattie del fegato.

Nei cicli prolungati devono essere controllati gli esami epatici prima del trattamento e almeno ogni due settimane durante la terapia. Un aumento significativo delle transaminasi richiede una rivalutazione clinica e può rendere necessaria la sospensione.

Depressione midollare[modifica]

Sono stati segnalati leucopenia, pancitopenia, agranulocitosi e, raramente, anemia aplastica. I pazienti con patologie epatiche possono presentare un rischio maggiore.

Durante i trattamenti sistemici prolungati è necessario monitorare regolarmente l'emocromo. In caso di riduzione clinicamente significativa delle cellule del sangue, il trattamento deve essere sospeso e il paziente rivalutato.

Gravidanza e potenziale riproduttivo[modifica]

L'albendazolo non deve essere assunto durante la gravidanza senza una valutazione medica specifica. Nelle donne in età fertile è opportuno escludere una gravidanza prima di iniziare un trattamento sistemico e seguire le precauzioni contraccettive previste dalla scheda tecnica.

In caso di possibile gravidanza durante la terapia, è necessario contattare il medico prima di assumere altre dosi.

Sintomi neurologici durante il trattamento[modifica]

Nei pazienti trattati per parassitosi del sistema nervoso centrale, la distruzione delle larve può provocare una risposta infiammatoria con cefalea, convulsioni o altri sintomi neurologici. In questi casi il trattamento richiede supervisione specialistica e può essere associato a corticosteroidi o anticonvulsivanti secondo il quadro clinico.

Infezioni familiari e reinfezione[modifica]

Nelle infestazioni intestinali trasmissibili, come l'enterobiasi, il trattamento farmacologico deve essere accompagnato da misure igieniche adeguate. Il lavaggio delle mani, la cura dell'igiene delle unghie, il cambio della biancheria e la pulizia degli ambienti possono contribuire a ridurre le reinfezioni.

La necessità di trattare i conviventi deve essere valutata in base al parassita e alla situazione epidemiologica.

INTERAZIONI[modifica]

  • Cimetidina: può aumentare le concentrazioni dell'albendazolo-sulfossido, in particolare in alcuni trattamenti per echinococcosi.
  • Desametasone: può aumentare le concentrazioni plasmatiche del metabolita attivo.
  • Praziquantel: può aumentare l'esposizione all'albendazolo-sulfossido; l'associazione deve essere valutata in base all'indicazione.
  • Ritonavir: può modificare l'esposizione all'albendazolo e al suo metabolita attraverso l'inibizione degli enzimi metabolici.
  • Fenitoina, carbamazepina e fenobarbital: possono ridurre le concentrazioni del metabolita attivo attraverso l'induzione enzimatica, con possibile diminuzione dell'efficacia.
  • Altri farmaci epatotossici o mielotossici: possono aumentare la complessità del profilo di sicurezza e richiedono un'attenta valutazione, soprattutto nei cicli prolungati.

Prima di iniziare un trattamento prolungato è necessario verificare le terapie concomitanti e programmare il monitoraggio in base al rischio individuale.

EFFETTI COLLATERALI[modifica]

Effetti indesiderati nelle terapie brevi[modifica]

Nelle somministrazioni brevi per parassitosi intestinali gli effetti indesiderati sono generalmente lievi e transitori. Possono comprendere:

  • Dolore o fastidio addominale.
  • Nausea e vomito.
  • Diarrea.
  • Cefalea e capogiri.
  • Aumento degli enzimi epatici.
  • Eruzioni cutanee o prurito, meno frequentemente.

Effetti indesiderati nei trattamenti prolungati[modifica]

Nei cicli prolungati e nelle infezioni sistemiche possono verificarsi:

  • Aumento delle transaminasi ed epatite.
  • Leucopenia, neutropenia, pancitopenia e altre alterazioni ematologiche.
  • Alopecia reversibile.
  • Febbre e reazioni di ipersensibilità.
  • Disturbi gastrointestinali persistenti.
  • Più raramente, reazioni cutanee gravi o complicanze ematologiche importanti.

La comparsa di ittero, urine scure, febbre persistente, infezioni ricorrenti, sanguinamenti insoliti o marcata debolezza durante un trattamento prolungato richiede una valutazione medica tempestiva.

CURIOSITÀ[modifica]

  • L'albendazolo appartiene ai benzimidazoli, una classe di antiparassitari che comprende anche il mebendazolo.
  • L'albendazolo immodificato viene assorbito poco, ma il metabolita albendazolo-sulfossido è farmacologicamente attivo e consente l'azione anche in alcune infezioni dei tessuti.
  • La presenza di un parassita nelle feci non identifica sempre la terapia migliore: la diagnosi della specie e la sede dell'infezione sono essenziali per scegliere farmaco, dose e durata.
  • Una dose singola utilizzata per alcune infestazioni intestinali non è sufficiente per trattare automaticamente echinococcosi o altre infezioni sistemiche.

LINK CORRELATI[modifica]