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Paroxetina

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Le informazioni qui riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. Questa voce ha solo scopo illustrativo e non sostituisce il parere di un medico: leggi le avvertenze.

PSICOFARMACOLOGIA · ANTIDEPRESSIVI SSRI
Paroxetina
Un antidepressivo serotoninergico efficace anche nei disturbi d'ansia, con particolare attenzione alle interazioni e alla sospensione
La paroxetina è un antidepressivo appartenente alla classe degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). È indicata nel trattamento degli episodi di depressione maggiore, del disturbo ossessivo-compulsivo, del disturbo di panico e di diversi disturbi d'ansia. Agisce inibendo il trasportatore della serotonina (SERT), aumentando la disponibilità del neurotrasmettitore nello spazio sinaptico. Rispetto ad altri SSRI presenta una marcata inibizione dell'enzima CYP2D6 e una particolare propensione a provocare sintomi da sospensione quando il trattamento viene interrotto rapidamente.
20 mg
Dose iniziale abituale in molte indicazioni
≈21 ore
Emivita plasmatica media
CYP2D6
Potente inibizione enzimatica
⚠ Da sapere prima dell'uso
La paroxetina non deve essere sospesa bruscamente. La riduzione troppo rapida può provocare vertigini, sensazioni di scossa elettrica, insonnia, ansia e altri disturbi, talvolta prolungati. Richiede inoltre attenzione al rischio di sindrome serotoninergica, alle interazioni con tamoxifene, tramadolo e altri medicinali, alla funzione sessuale e all'eventuale comparsa di ideazione suicidaria, soprattutto nelle prime fasi del trattamento.
↓ Consulta la tabella riassuntiva e il sommario per indicazioni, dosaggi, sospensione, interazioni e sicurezza.
CARATTERISTICA INFORMAZIONI
Principio attivo Paroxetina; sali cloridrato emiidrato, cloridrato anidro o mesilato, secondo formulazione
Classe farmacologica Antidepressivi; inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI)
Principali specialità Seroxat, Sereupin, Eutimil, Daparox, Dropaxin, Stiliden, Serestill ed equivalenti
Indicazioni autorizzate in Italia Episodi di depressione maggiore; disturbo ossessivo-compulsivo; disturbo di panico con o senza agorafobia; disturbo d'ansia sociale; disturbo d'ansia generalizzata; disturbo da stress post-traumatico
Meccanismo d'azione Inibizione selettiva del trasportatore SERT, con aumento della disponibilità sinaptica della serotonina
Forme farmaceutiche Compresse rivestite con film, sospensione orale e gocce orali in soluzione
Dosaggio Generalmente 10–60 mg/die secondo indicazione, età e risposta clinica; somministrazione abituale una volta al giorno
Emivita Circa 21 ore in media, con variabilità individuale e farmacocinetica non lineare
Effetti indesiderati comuni Nausea, disfunzioni sessuali, sudorazione, sonnolenza o insonnia, tremore, secchezza della bocca, variazioni dell'appetito e del peso
Rischi principali Sindrome da sospensione, sindrome serotoninergica, sanguinamenti, iponatriemia, disfunzioni sessuali persistenti, peggioramento dell'ideazione suicidaria in soggetti vulnerabili, interazioni CYP2D6
Regime di fornitura RR, medicinale soggetto a prescrizione medica; rimborsabilità secondo specialità e confezione

SPECIALITÀModifica

Specialità a base di paroxetinaModifica

  • Paroxetina
    • Daparox — compresse da 20 mg, confezione da 28 compresse; gocce orali, soluzione da 33,1 mg/ml, flacone da 20 ml; documentata anche la presentazione da 18,5 ml con siringa dosatrice.
    • Dropaxin — gocce orali, soluzione da 10 mg/ml, flacone da 60 ml.
    • Eutimil — compresse rivestite con film da 20 mg, confezione da 28 compresse; sospensione orale da 2 mg/ml (20 mg/10 ml), flacone da 150 ml.
    • Sereupin — compresse rivestite con film da 20 mg, confezione da 28 compresse; sospensione orale da 2 mg/ml, flacone da 150 ml.
    • Seroxat — compresse rivestite con film da 20 mg, confezione da 28 compresse; sospensione orale da 2 mg/ml, flacone da 150 ml.
    • Stiliden — gocce orali, soluzione da 10 mg/ml, flacone da 60 ml.
    • Serestill — gocce orali, soluzione da 10 mg/ml, flacone da 60 ml.
    • Ecutin — gocce orali, soluzione da 10 mg/ml, flacone da 60 ml.
    • Proxetina — gocce orali, soluzione; flacone da 60 ml, secondo presentazione autorizzata.
    • Dapagut — gocce orali a base di paroxetina mesilato, flacone da 18,5 ml.

Medicinali equivalentiModifica

  • Paroxetina
    • Paroxetina Almus — compresse rivestite da 20 mg, confezione da 28 compresse.
    • Paroxetina Aurobindo — compresse rivestite da 20 mg, confezione da 28 compresse.
    • Paroxetina DOC Generici — compresse rivestite da 20 mg, confezione da 28 compresse.
    • Paroxetina EG — compresse rivestite da 20 mg, confezioni da 12 e 28 compresse documentate.
    • Paroxetina Mylan — compresse da 20 mg, confezione da 28 compresse; documentate anche formulazioni in gocce.
    • Paroxetina Pensa — compresse rivestite da 20 mg, confezione da 28 compresse.
    • Paroxetina Teva — compresse rivestite da 20 mg, confezione da 28 compresse; documentate anche formulazioni in gocce.
    • Paroxetina Zentiva — compresse rivestite da 20 mg, confezione da 28 compresse; documentate anche formulazioni in gocce.
    • Paroxetina Hexal — compresse rivestite da 20 mg, confezione da 28 compresse.
    • Paroxetina EG Stada — gocce orali, soluzione, flacone da 60 ml.

Differenze tra le formulazioni liquideModifica

Le preparazioni liquide di paroxetina non sono automaticamente intercambiabili in termini di volume o numero di gocce.

PAROXETINA — FORMULAZIONI LIQUIDE
Preparazione Concentrazione Equivalenza
Daparox gocce 33,1 mg/ml 1 goccia = 1 mg di paroxetina; 20 gocce = 20 mg
Dropaxin / Stiliden 10 mg/ml 1 ml = 10 mg; verificare il numero di gocce per ml nel RCP della specifica specialità
Eutimil / Seroxat / Sereupin sospensione 2 mg/ml 10 ml = 20 mg

Attenzione: per Daparox la concentrazione di 33,1 mg/ml si riferisce alla quantità di paroxetina equivalente, mentre il principio attivo è presente come sale mesilato. Le equivalenze delle altre preparazioni devono essere ricavate dal rispettivo RCP e dal dispositivo dosatore.

La presenza di una specialità negli elenchi documentali non garantisce che ogni confezione sia attualmente commercializzata.

STRUTTURAModifica

 

La paroxetina è un composto organico della famiglia delle fenilpiperidine, strutturalmente distinto dagli antidepressivi triciclici.

  • Formula molecolare della base libera: C19H20FNO3.
  • Massa molecolare della base libera: circa 329,37 g/mol.
  • Codice ATC: N06AB05.
  • Classe farmacologica: inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina.
  • Bersaglio principale: trasportatore della serotonina (SERT).

StereochimicaModifica

La paroxetina è una molecola chirale.

La configurazione stereochimica è rilevante per il riconoscimento del trasportatore SERT.

Sali farmaceuticiModifica

La paroxetina può essere presente nelle specialità come:

  • Paroxetina cloridrato emiidrato.
  • Paroxetina cloridrato anidro.
  • Paroxetina mesilato.

Le dosi dichiarate sono generalmente espresse come quantità equivalente di paroxetina base.

Proprietà farmacologicheModifica

La molecola possiede elevata affinità per il trasportatore della serotonina e una debole attività anticolinergica rispetto agli antidepressivi triciclici.

Questa attività non è completamente assente e può contribuire ad alcuni effetti indesiderati.

MECCANISMO D'AZIONEModifica

PAROXETINA
Inibizione del trasportatore SERT
↓
Riduzione della ricaptazione presinaptica della serotonina
↓
Aumento della disponibilità serotoninergica
↓
BENEFICI CLINICI

Riduzione dei sintomi depressivi

Controllo di alcuni disturbi d'ansia

Riduzione di ossessioni e compulsioni

ASPETTI DA CONSIDERARE
L'effetto clinico richiede generalmente settimane

Possibili disfunzioni sessuali e sintomi da sospensione

Trasportatore della serotoninaModifica

Il trasportatore SERT è una proteina di membrana che recupera la serotonina dallo spazio sinaptico, riportandola nel neurone presinaptico.

La paroxetina si lega con elevata affinità al trasportatore, riducendone l'attività.

Aumento della disponibilità sinapticaModifica

L'inibizione di SERT aumenta la disponibilità extracellulare della serotonina.

Questo effetto farmacologico si manifesta rapidamente, ma il miglioramento clinico richiede generalmente adattamenti neurobiologici progressivi.

Adattamenti neurobiologiciModifica

Durante il trattamento continuativo si verificano modificazioni funzionali dei circuiti serotoninergici e di altri sistemi coinvolti nella regolazione dell'umore e dell'ansia.

L'effetto antidepressivo non può essere spiegato semplicemente come correzione di una dimostrata carenza cerebrale di serotonina.

Effetto sull'ansiaModifica

La paroxetina può ridurre la frequenza e l'intensità degli attacchi di panico, l'ansia anticipatoria e i sintomi di diversi disturbi d'ansia.

Nelle prime settimane alcuni pazienti possono manifestare un temporaneo aumento di agitazione o ansia.

Effetto sul disturbo ossessivo-compulsivoModifica

Nel disturbo ossessivo-compulsivo la paroxetina può ridurre ossessioni e compulsioni.

Le dosi terapeutiche necessarie sono spesso superiori a quelle utilizzate nella depressione maggiore.

Selettività farmacologicaModifica

La paroxetina inibisce prevalentemente SERT.

Alle dosi terapeutiche non agisce come un inibitore bilanciato della ricaptazione di serotonina e noradrenalina.

Inibizione del CYP2D6Modifica

La paroxetina è un potente inibitore dell'isoenzima epatico CYP2D6.

Questa proprietà è clinicamente importante perché può:

  • Aumentare l'esposizione ad alcuni farmaci metabolizzati dal CYP2D6.
  • Ridurre l'attivazione di profarmaci che richiedono questo enzima.
  • Contribuire alla farmacocinetica non lineare della stessa paroxetina.

INDICAZIONIModifica

Episodio di depressione maggioreModifica

La paroxetina è indicata per il trattamento degli episodi di depressione maggiore nell'adulto.

Può migliorare umore depresso, perdita di interesse, ansia associata e altri sintomi depressivi.

Il miglioramento può iniziare nelle prime settimane, mentre la risposta completa richiede spesso un periodo più lungo.

Disturbo ossessivo-compulsivoModifica

La paroxetina è indicata nel trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).

Può ridurre la frequenza e l'intensità dei pensieri intrusivi e dei comportamenti compulsivi.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale con esposizione e prevenzione della risposta rappresenta un importante trattamento complementare o alternativo secondo gravità e caratteristiche del caso.

Disturbo di panicoModifica

La paroxetina è indicata nel disturbo da attacchi di panico, con o senza agorafobia.

L'inizio del trattamento a basso dosaggio può migliorare la tollerabilità.

Disturbo d'ansia socialeModifica

La paroxetina è indicata nel disturbo d'ansia sociale, noto anche come fobia sociale.

Può ridurre l'ansia intensa legata a situazioni di esposizione o valutazione sociale.

Disturbo d'ansia generalizzataModifica

La paroxetina è indicata nel trattamento del disturbo d'ansia generalizzata.

Può ridurre preoccupazione persistente, tensione e altri sintomi associati.

Disturbo da stress post-traumaticoModifica

La paroxetina è indicata nel disturbo da stress post-traumatico.

La psicoterapia focalizzata sul trauma rimane una componente fondamentale della gestione clinica.

Impieghi non autorizzati per tutte le formulazioniModifica

Alcuni studi hanno valutato la paroxetina in condizioni differenti dalle indicazioni italiane convenzionali, fra cui:

  • Disturbo disforico premestruale.
  • Sintomi vasomotori della menopausa.
  • Eiaculazione precoce.
  • Altri disturbi caratterizzati da sintomi ansiosi o comportamentali.

Questi impieghi non devono essere considerati automaticamente autorizzati in Italia.

CONTROINDICAZIONIModifica

IpersensibilitàModifica

Ipersensibilità alla paroxetina o a uno qualsiasi degli eccipienti.

Inibitori delle monoamino-ossidasiModifica

L'associazione con farmaci inibitori delle monoamino-ossidasi (IMAO) è controindicata, salvo eccezioni strettamente regolamentate e monitorate previste dai RCP.

Il rischio principale è la sindrome serotoninergica.

PimozideModifica

La somministrazione concomitante con pimozide è controindicata.

La paroxetina può aumentarne l'esposizione, con possibili conseguenze cardiache.

TioridazinaModifica

L'associazione con tioridazina è controindicata per il rischio di aumento delle concentrazioni plasmatiche e di gravi aritmie.

Età pediatricaModifica

La paroxetina non deve essere utilizzata per il trattamento di bambini e adolescenti di età inferiore a 18 anni secondo le informazioni delle specialità europee convenzionali.

Negli studi clinici pediatrici sono stati osservati aumenti di comportamenti correlati al suicidio e ostilità, senza una dimostrazione adeguata dell'efficacia.

GravidanzaModifica

La gravidanza non costituisce in ogni RCP una controindicazione assoluta, ma richiede una valutazione rigorosa del rapporto beneficio-rischio.

La paroxetina dovrebbe essere utilizzata in gravidanza soltanto quando strettamente indicata.

POSOLOGIAModifica

Tabella dei dosaggi negli adultiModifica

PAROXETINA — POSOLOGIA ORALE
Indicazione Dose iniziale Dose raccomandata Dose massima
Depressione maggiore 20 mg/die 20 mg/die 50 mg/die
Disturbo ossessivo-compulsivo 20 mg/die 40 mg/die 60 mg/die
Disturbo di panico 10 mg/die 40 mg/die 60 mg/die
Ansia sociale 20 mg/die 20 mg/die 50 mg/die
Ansia generalizzata 20 mg/die 20 mg/die 50 mg/die
Stress post-traumatico 20 mg/die 20 mg/die 50 mg/die
Le dosi devono essere individualizzate. Gli incrementi avvengono generalmente per passi di 10 mg, secondo indicazione, risposta e tollerabilità.

Modalità di somministrazioneModifica

La paroxetina viene generalmente assunta una volta al giorno, preferibilmente al mattino con il cibo.

L'assunzione con un pasto può ridurre la nausea.

Le compresse rivestite devono essere deglutite secondo le istruzioni della specifica specialità.

Le sospensioni devono essere agitate prima dell'uso quando previsto.

Depressione maggioreModifica

La dose raccomandata è 20 mg una volta al giorno.

La risposta deve essere rivalutata dopo le prime settimane.

In caso di risposta insufficiente, il medico può aumentare gradualmente la dose fino a 50 mg/die.

Dopo la remissione è generalmente necessario proseguire il trattamento per un periodo adeguato, spesso almeno sei mesi, per ridurre il rischio di ricaduta.

Disturbo ossessivo-compulsivoModifica

La dose iniziale è 20 mg/die.

La dose raccomandata è 40 mg/die.

In alcuni pazienti può essere necessario arrivare a 60 mg/die.

Il trattamento può richiedere tempi più lunghi rispetto alla depressione per ottenere una risposta soddisfacente.

Disturbo di panicoModifica

La dose iniziale è 10 mg/die.

Il dosaggio viene aumentato gradualmente fino alla dose raccomandata di 40 mg/die.

La dose iniziale ridotta serve a limitare l'eventuale peggioramento iniziale dei sintomi ansiosi.

La dose massima è 60 mg/die.

Disturbo d'ansia socialeModifica

La dose raccomandata è 20 mg/die.

In alcuni pazienti può essere aumentata gradualmente fino a 50 mg/die.

Disturbo d'ansia generalizzataModifica

La dose raccomandata è 20 mg/die.

Se necessario, può essere aumentata gradualmente fino a 50 mg/die.

Disturbo da stress post-traumaticoModifica

La dose raccomandata è 20 mg/die.

In alcuni pazienti può essere aumentata fino a 50 mg/die.

Pazienti anzianiModifica

Nei pazienti anziani le concentrazioni plasmatiche possono essere maggiori.

La dose iniziale abituale è generalmente la stessa dell'adulto, ma gli aumenti devono essere prudenti.

La dose massima raccomandata è 40 mg/die.

Insufficienza renaleModifica

Nei pazienti con compromissione renale grave, in particolare con clearance della creatinina inferiore a 30 ml/min, l'esposizione alla paroxetina può aumentare.

Il dosaggio deve essere mantenuto nella parte più bassa dell'intervallo terapeutico.

Insufficienza epaticaModifica

La compromissione epatica può aumentare l'esposizione al farmaco.

È raccomandato utilizzare dosi prudenti, generalmente nella parte più bassa dell'intervallo posologico.

Dose dimenticataModifica

La gestione dipende dal momento in cui ci si accorge della dimenticanza e dalle istruzioni della specialità.

Non assumere una dose doppia per compensare una dose dimenticata.

Durata del trattamentoModifica

La durata dipende dalla diagnosi, dalla gravità, dalla risposta clinica e dal rischio di ricaduta.

La necessità del trattamento continuativo deve essere rivalutata periodicamente.

Sospensione gradualeModifica

La paroxetina non deve essere sospesa bruscamente, salvo situazioni cliniche che richiedano l'interruzione immediata.

Negli studi clinici è stato utilizzato un programma di riduzione di 10 mg a intervalli settimanali, ma questo schema non è appropriato per tutti i pazienti.

In particolare:

  • Alcuni pazienti tollerano riduzioni relativamente rapide.
  • Altri sviluppano sintomi importanti anche dopo piccoli decrementi.
  • Dopo trattamenti prolungati può essere necessaria una riduzione distribuita su diversi mesi.
  • Le riduzioni possono dover diventare progressivamente più piccole alle dosi basse.
  • Le formulazioni liquide possono consentire aggiustamenti più precisi, purché siano correttamente convertite le concentrazioni.

La velocità di riduzione deve essere individualizzata in base alla durata della terapia, alla dose, ai precedenti sintomi da sospensione e alla tollerabilità.

Riduzione proporzionale della doseModifica

Nei pazienti particolarmente sensibili può essere considerata una riduzione proporzionale della dose corrente, con decrementi via via più piccoli.

Questa strategia è talvolta definita riduzione iperbolica, perché mira a evitare variazioni troppo brusche dell'occupazione del trasportatore SERT alle dosi più basse.

Non esiste un unico programma di riduzione validato per tutti i pazienti.

Sintomi durante la riduzioneModifica

Se compaiono sintomi importanti, il medico può valutare:

  • Una pausa nella riduzione.
  • Un ritorno temporaneo alla dose precedentemente tollerata.
  • Una successiva riduzione più lenta.
  • L'impiego di una formulazione che consenta decrementi più piccoli.

EMIVITAModifica

Profilo farmacocineticoModifica

PAROXETINA — FARMACOCINETICA
Parametro Caratteristiche
Assorbimento Buono dopo somministrazione orale; significativo metabolismo di primo passaggio
Picco plasmatico Generalmente entro alcune ore, con variabilità individuale
Legame alle proteine plasmatiche Circa 95%
Emivita plasmatica Circa 21 ore in media
Stato stazionario Generalmente raggiunto entro 1–2 settimane, con variabilità
Metabolismo Epatico; coinvolgimento del CYP2D6 e di altre vie metaboliche
Metaboliti Prevalentemente inattivi dal punto di vista dell'attività antidepressiva
Eliminazione Urinaria e fecale, prevalentemente come metaboliti

AssorbimentoModifica

La paroxetina viene assorbita dopo somministrazione orale.

Subisce un significativo metabolismo di primo passaggio.

DistribuzioneModifica

La molecola si distribuisce ampiamente nei tessuti.

Il legame alle proteine plasmatiche è elevato.

Metabolismo epaticoModifica

La paroxetina viene metabolizzata nel fegato attraverso diverse vie.

Il CYP2D6 riveste un ruolo importante.

La stessa paroxetina inibisce potentemente questo enzima.

Farmacocinetica non lineareModifica

L'inibizione del proprio metabolismo contribuisce a una farmacocinetica non completamente lineare.

In alcuni pazienti gli aumenti delle concentrazioni plasmatiche possono essere più che proporzionali agli incrementi della dose.

EmivitaModifica

L'emivita plasmatica media è di circa 21 ore.

Il valore presenta variabilità interindividuale e non deve essere interpretato come una durata costante in tutti i pazienti.

MetabolitiModifica

I metaboliti principali possiedono attività farmacologica molto inferiore rispetto al composto originario.

EliminazioneModifica

La maggior parte della dose viene eliminata sotto forma di metaboliti attraverso urine e feci.

Confronto con fluoxetinaModifica

La paroxetina possiede un'emivita significativamente più breve rispetto alla Fluoxetina e al suo metabolita attivo norfluoxetina.

Questo contribuisce alla maggiore frequenza dei sintomi da sospensione quando la paroxetina viene interrotta rapidamente.

AVVERTENZEModifica

Semaforo delle avvertenzeModifica

PAROXETINA — SICUREZZA
CONTROLLI Risposta clinica, tollerabilità, sintomi sessuali, peso, qualità del sonno e aderenza
ATTENZIONE Sospensione, iponatriemia, rischio emorragico, interazioni CYP2D6, gravidanza, bipolarità e farmaci serotoninergici
URGENZA Ideazione suicidaria con rischio imminente, sindrome serotoninergica, convulsioni, mania grave, sanguinamento importante o reazione allergica severa

Ideazione e comportamento suicidarioModifica

La depressione e altri disturbi psichiatrici possono associarsi a un aumento del rischio suicidario.

Nelle prime fasi del trattamento antidepressivo, durante gli aumenti di dose o in occasione di modifiche terapeutiche, alcuni pazienti possono manifestare peggioramento dell'agitazione o dell'ideazione suicidaria.

Il monitoraggio è particolarmente importante nei giovani adulti e nei pazienti con precedenti comportamenti suicidari.

Sindrome serotoninergicaModifica

La sindrome serotoninergica è una reazione potenzialmente grave dovuta a un'eccessiva attività serotoninergica.

Può manifestarsi con:

  • Agitazione e alterazione dello stato mentale.
  • Sudorazione e febbre.
  • Tremore e iperreflessia.
  • Clono spontaneo, inducibile od oculare.
  • Diarrea.
  • Tachicardia e instabilità autonomica.

Le forme gravi possono provocare ipertermia, rigidità, convulsioni e complicanze multiorgano.

Il rischio aumenta con associazioni di farmaci serotoninergici.

Sindrome da sospensioneModifica

La sospensione della paroxetina, soprattutto se brusca, può provocare:

  • Vertigini.
  • Parestesie.
  • Sensazioni di scossa elettrica.
  • Disturbi dell'equilibrio.
  • Insonnia e sogni vividi.
  • Ansia e irritabilità.
  • Nausea.
  • Sudorazione.
  • Cefalea.
  • Palpitazioni.
  • Disturbi della concentrazione.

I sintomi possono comparire entro pochi giorni dalla riduzione o dalla sospensione.

In alcuni pazienti possono essere intensi e persistere per settimane o più a lungo.

Sospensione e ricaduta: differenzeModifica

I sintomi da sospensione possono comparire rapidamente dopo una riduzione e includere manifestazioni neurologiche caratteristiche, come sensazioni di scossa elettrica e vertigini.

La ricaduta del disturbo originario tende spesso ad avere un'evoluzione differente, ma le due condizioni possono sovrapporsi.

La distinzione richiede valutazione clinica.

Disfunzioni sessualiModifica

La paroxetina può provocare:

  • Riduzione del desiderio sessuale.
  • Ritardo dell'orgasmo.
  • Anorgasmia.
  • Ritardo dell'eiaculazione.
  • Difficoltà erettile.
  • Riduzione della sensibilità genitale.

Le disfunzioni sessuali sono tra gli effetti indesiderati più importanti degli SSRI.

Disfunzione sessuale persistente dopo sospensioneModifica

Sono state segnalate disfunzioni sessuali persistenti anche dopo l'interruzione degli SSRI, inclusa la paroxetina.

Questa condizione viene spesso indicata come disfunzione sessuale post-SSRI (PSSD).

La frequenza reale, i meccanismi e i fattori predittivi non sono ancora chiariti.

Disturbo bipolare e maniaModifica

Gli antidepressivi possono favorire la comparsa di mania o ipomania in pazienti predisposti.

Prima dell'inizio della terapia è opportuno valutare la storia personale e familiare di disturbo bipolare.

AcatisiaModifica

La paroxetina può provocare acatisia, caratterizzata da irrequietezza soggettiva e necessità di muoversi.

Il fenomeno può comparire soprattutto nelle prime settimane.

Un aumento della dose in presenza di acatisia può peggiorare i sintomi.

Iponatriemia e SIADHModifica

Gli SSRI possono provocare iponatriemia, talvolta associata a secrezione inappropriata di ormone antidiuretico.

Il rischio è maggiore negli anziani, nei pazienti fragili e in quelli che assumono diuretici.

I sintomi possono comprendere confusione, debolezza, cefalea e, nei casi gravi, convulsioni.

SanguinamentiModifica

La serotonina contribuisce alla funzione piastrinica.

L'inibizione della sua ricaptazione può aumentare il rischio di sanguinamento, soprattutto con:

  • Anticoagulanti.
  • Antiaggreganti.
  • FANS.
  • Altri medicinali che interferiscono con l'emostasi.

GlaucomaModifica

La paroxetina può provocare midriasi.

È necessaria cautela nei pazienti predisposti al glaucoma ad angolo chiuso.

EpilessiaModifica

La paroxetina deve essere utilizzata con cautela nei pazienti con storia di convulsioni.

La comparsa di una crisi convulsiva richiede rivalutazione della terapia.

GravidanzaModifica

L'esposizione alla paroxetina durante il primo trimestre è stata associata in alcuni studi a un aumento del rischio di malformazioni congenite, in particolare cardiache.

Il rischio assoluto rimane relativamente basso, ma deve essere discusso nella valutazione beneficio-rischio.

L'uso nelle ultime fasi della gravidanza può associarsi a sintomi neonatali di adattamento, inclusi difficoltà respiratorie, tremori, irritabilità e difficoltà di alimentazione.

Gli SSRI possono inoltre aumentare il rischio di emorragia postpartum.

AllattamentoModifica

La paroxetina passa nel latte materno in quantità generalmente basse.

Può essere considerata una delle opzioni SSRI compatibili con l'allattamento in determinate condizioni, ma la decisione richiede valutazione clinica e osservazione del lattante.

Fertilità maschileModifica

Alcuni studi hanno osservato alterazioni reversibili di parametri spermatici durante l'uso di SSRI.

La rilevanza clinica per la fertilità individuale non è completamente definita.

La comparsa di disfunzioni sessuali o difficoltà riproduttive richiede una valutazione personalizzata.

Guida e utilizzo di macchinariModifica

La paroxetina può provocare sonnolenza, capogiri o alterazioni dell'attenzione.

Occorre valutare la risposta individuale prima di guidare o utilizzare macchinari.

INTERAZIONIModifica

Matrice delle interazioniModifica

PAROXETINA — INTERAZIONI CLINICAMENTE RILEVANTI
Farmaco o classe Meccanismo Conseguenza clinica
IMAO, inclusi alcuni impieghi di linezolid e blu di metilene Eccesso serotoninergico Associazione generalmente controindicata; rischio di sindrome serotoninergica
Pimozide e tioridazina Aumento dell'esposizione e rischio cardiaco Associazione controindicata
Tamoxifene Inibizione CYP2D6 Ridotta formazione di endoxifene; evitare se possibile
Tramadolo Effetto serotoninergico e inibizione CYP2D6 Sindrome serotoninergica, convulsioni e possibile riduzione dell'analgesia
Codeina Ridotta conversione in morfina tramite CYP2D6 Possibile riduzione dell'efficacia analgesica
Metoprololo Inibizione del metabolismo CYP2D6 Aumento dell'esposizione, bradicardia e ipotensione
Risperidone, aripiprazolo e altri substrati CYP2D6 Ridotta clearance di alcuni farmaci Possibile aumento degli effetti indesiderati; valutare aggiustamenti
Warfarin, antiaggreganti e FANS Effetti sull'emostasi Aumento del rischio emorragico
Litio, altri SSRI, SNRI e triptani Sommazione serotoninergica Possibile sindrome serotoninergica; valutare e monitorare
Destrometorfano Inibizione CYP2D6 e attività serotoninergica Aumento dell'esposizione e rischio di tossicità serotoninergica
Propafenone e flecainide Inibizione CYP2D6 Possibile aumento delle concentrazioni e della tossicità cardiaca
Carbamazepina, fenitoina, fenobarbital Possibile induzione metabolica e interazioni farmacodinamiche Valutare risposta clinica e tollerabilità

TamoxifeneModifica

Il tamoxifene è un profarmaco la cui attivazione dipende in parte dal CYP2D6.

La paroxetina può ridurre la formazione del metabolita attivo endoxifene.

Per questo motivo l'associazione dovrebbe essere evitata quando possibile.

La riduzione dell'endoxifene è ben documentata; l'entità delle conseguenze sugli esiti oncologici è stata meno uniforme nei diversi studi clinici.

TramadoloModifica

Il tramadolo possiede attività serotoninergica e richiede il CYP2D6 per la formazione di un importante metabolita analgesico.

L'associazione con paroxetina può aumentare il rischio di sindrome serotoninergica e convulsioni, riducendo contemporaneamente parte dell'efficacia analgesica.

CodeinaModifica

La codeina viene trasformata in morfina attraverso il CYP2D6.

L'inibizione di questo enzima da parte della paroxetina può ridurre l'effetto analgesico.

MetoprololoModifica

La paroxetina può aumentare significativamente l'esposizione al metoprololo.

L'associazione può favorire bradicardia, ipotensione e altri effetti cardiovascolari.

AntipsicoticiModifica

La paroxetina può aumentare l'esposizione di alcuni antipsicotici metabolizzati dal CYP2D6.

Con pimozide e tioridazina l'associazione è controindicata.

Anticoagulanti e antiaggregantiModifica

La paroxetina può aumentare il rischio di sanguinamento attraverso effetti sulla funzione piastrinica.

La cautela è particolarmente importante con:

  • Warfarin.
  • Anticoagulanti orali diretti.
  • Acido acetilsalicilico.
  • Clopidogrel.
  • FANS come ibuprofene e naprossene.

DestrometorfanoModifica

Il destrometorfano è presente in alcuni medicinali per la tosse.

L'associazione con paroxetina può aumentare il rischio di effetti serotoninergici e di esposizione al destrometorfano.

LitioModifica

La combinazione con litio può aumentare il rischio di tossicità serotoninergica.

L'associazione richiede valutazione e monitoraggio.

TriptaniModifica

I triptani possiedono attività su recettori serotoninergici.

La sindrome serotoninergica con l'associazione SSRI-triptani è rara, ma è opportuno riconoscerne i sintomi.

Passaggio da IMAO a paroxetinaModifica

Il trattamento con paroxetina può generalmente iniziare:

  • Dopo almeno 14 giorni dalla sospensione di un IMAO irreversibile.
  • Dopo almeno 24 ore dalla sospensione di alcuni IMAO reversibili, secondo RCP.

Dopo la sospensione della paroxetina deve generalmente trascorrere almeno una settimana prima di iniziare un IMAO.

Le eccezioni e gli intervalli specifici dipendono dal medicinale coinvolto.

EFFETTI COLLATERALIModifica

Frequenza degli effetti indesideratiModifica

Le categorie di frequenza sono:

  • Molto comuni: almeno 1 paziente su 10.
  • Comuni: almeno 1 paziente su 100 e meno di 1 su 10.
  • Non comuni: almeno 1 paziente su 1000 e meno di 1 su 100.
  • Rari: almeno 1 paziente su 10.000 e meno di 1 su 1000.
  • Molto rari: meno di 1 paziente su 10.000.
  • Frequenza non nota: non stimabile dai dati disponibili.

Effetti molto comuniModifica

  • Nausea.
  • Disfunzioni sessuali.

Le disfunzioni sessuali comprendono alterazioni del desiderio, dell'orgasmo, dell'erezione e dell'eiaculazione.

Effetti comuniModifica

  • Diminuzione dell'appetito.
  • Aumento del colesterolo.
  • Insonnia.
  • Sonnolenza.
  • Sogni anomali.
  • Capogiri.
  • Tremore.
  • Cefalea.
  • Agitazione.
  • Visione offuscata.
  • Sbadigli.
  • Secchezza della bocca.
  • Stitichezza.
  • Diarrea.
  • Vomito.
  • Sudorazione.
  • Astenia.
  • Aumento del peso corporeo.

Effetti non comuniModifica

  • Alterazioni transitorie della pressione arteriosa.
  • Ipotensione ortostatica.
  • Tachicardia.
  • Confusione.
  • Allucinazioni.
  • Disturbi extrapiramidali.
  • Midriasi.
  • Rash cutaneo.
  • Prurito.
  • Ritenzione urinaria.
  • Incontinenza urinaria.

Effetti rariModifica

  • Convulsioni.
  • Mania.
  • Acatisia.
  • Iponatriemia.
  • Alterazioni degli enzimi epatici.
  • Iperprolattinemia.
  • Galattorrea.
  • Disturbi mestruali.

Effetti molto rariModifica

  • Reazioni allergiche gravi.
  • Sindrome serotoninergica.
  • Gravi reazioni cutanee.
  • Glaucoma acuto.
  • Grave compromissione epatica.
  • Edema periferico.

Effetti a frequenza non notaModifica

  • Disfunzioni sessuali persistenti dopo sospensione.
  • Emorragia postpartum, come effetto segnalato per la classe SSRI/SNRI.

Apparato gastrointestinaleModifica

La nausea è particolarmente frequente all'inizio del trattamento.

Possono comparire diarrea, stitichezza, secchezza della bocca e vomito.

Sistema nervosoModifica

La paroxetina può provocare sonnolenza o insonnia, tremore, cefalea e capogiri.

Peso corporeoModifica

Durante il trattamento possono verificarsi modificazioni dell'appetito e del peso.

L'aumento ponderale può diventare clinicamente rilevante in alcuni pazienti durante la terapia prolungata.

Sfera sessualeModifica

Le disfunzioni sessuali sono tra gli effetti indesiderati più frequentemente riferiti.

Possono influenzare l'aderenza alla terapia e la qualità della vita.

SanguinamentiModifica

Possono comparire ecchimosi, epistassi, sanguinamenti gastrointestinali o ginecologici.

Il rischio aumenta con medicinali che interferiscono con l'emostasi.

Sintomi da sospensioneModifica

I sintomi da sospensione sono particolarmente importanti con la paroxetina.

Possono essere lievi, moderati o gravi e, in alcuni pazienti, protrarsi a lungo.

SovradosaggioModifica

Il sovradosaggio può provocare:

  • Nausea e vomito.
  • Tachicardia.
  • Febbre.
  • Tremore.
  • Agitazione.
  • Alterazioni della coscienza.
  • Convulsioni.
  • Alterazioni elettrocardiografiche.
  • Sindrome serotoninergica.

Il rischio aumenta in caso di associazione con altri psicofarmaci o sostanze tossiche.

Non esiste un antidoto specifico.

La gestione richiede valutazione urgente, monitoraggio clinico e trattamento di supporto.

Segnali di allarmeModifica

Richiedono valutazione medica urgente:

  • Ideazione suicidaria con rischio immediato.
  • Febbre associata a clono, rigidità o marcata agitazione.
  • Convulsioni.
  • Episodio maniacale grave.
  • Sanguinamento importante.
  • Grave reazione allergica.
  • Confusione marcata o alterazioni neurologiche importanti.

CURIOSITÀModifica

La paroxetina crea dipendenza?Modifica

La paroxetina non provoca tipicamente il comportamento di ricerca compulsiva della sostanza caratteristico delle dipendenze da droghe.

Può tuttavia provocare una sindrome da sospensione significativa, che non deve essere sottovalutata.

Perché è difficile sospendere la paroxetina?Modifica

L'emivita relativamente breve, l'assenza di metaboliti attivi a lunga durata e le modificazioni neurobiologiche associate al trattamento possono contribuire alla comparsa di sintomi da sospensione.

La paroxetina va assunta due volte al giorno?Modifica

Generalmente no.

La paroxetina viene normalmente somministrata una volta al giorno fin dall'inizio del trattamento.

Quanto tempo impiega a funzionare?Modifica

Alcuni miglioramenti possono comparire entro una o due settimane.

Una risposta più completa può richiedere diverse settimane, soprattutto nei disturbi d'ansia e nel disturbo ossessivo-compulsivo.

La paroxetina funziona subito contro il panico?Modifica

No.

Non è un farmaco da utilizzare per interrompere immediatamente un attacco di panico.

La sua efficacia riguarda il trattamento continuativo e la prevenzione degli episodi.

La paroxetina è più potente degli altri SSRI?Modifica

Possiede un'elevata affinità per il trasportatore SERT, ma questo non significa che sia clinicamente superiore a tutti gli altri SSRI.

La scelta dipende da efficacia, tollerabilità, interazioni e caratteristiche del paziente.

Paroxetina e fluoxetina sono uguali?Modifica

No.

La paroxetina e la Fluoxetina appartengono entrambe alla classe SSRI, ma differiscono per farmacocinetica, emivita, interazioni e profilo di sospensione.

La paroxetina fa ingrassare?Modifica

Può favorire un aumento di peso, soprattutto durante trattamenti prolungati.

L'entità dell'effetto è variabile.

La paroxetina riduce il desiderio sessuale?Modifica

Sì.

La riduzione del desiderio, il ritardo dell'orgasmo e altri disturbi sessuali sono effetti indesiderati ben documentati.

Le disfunzioni sessuali scompaiono sempre dopo la sospensione?Modifica

Non sempre.

Nella maggior parte dei casi possono migliorare dopo modifiche della terapia, ma sono state segnalate disfunzioni persistenti dopo l'interruzione.

La paroxetina può influire sulla fertilità maschile?Modifica

Alcuni studi hanno osservato alterazioni dei parametri spermatici durante il trattamento con SSRI.

I dati non consentono di prevedere l'effetto sul singolo paziente.

La paroxetina è indicata nel disturbo ossessivo-compulsivo?Modifica

Sì.

È una delle indicazioni autorizzate.

Le dosi terapeutiche sono spesso superiori a quelle utilizzate per la depressione maggiore.

Perché si inizia con 10 mg nel disturbo di panico?Modifica

Per ridurre il rischio di un peggioramento iniziale dell'ansia e migliorare la tollerabilità.

La paroxetina può peggiorare inizialmente l'ansia?Modifica

Sì.

Alcuni pazienti manifestano agitazione, irrequietezza o aumento temporaneo dell'ansia nelle prime fasi del trattamento.

La paroxetina può provocare iponatriemia?Modifica

Sì.

Il rischio è maggiore negli anziani e nei pazienti che assumono diuretici.

La paroxetina interagisce con il tamoxifene?Modifica

Sì.

La paroxetina inibisce potentemente il CYP2D6 e può ridurre la formazione del metabolita attivo endoxifene del tamoxifene.

L'associazione dovrebbe essere evitata quando possibile.

La paroxetina può ridurre l'efficacia della codeina?Modifica

Sì.

L'inibizione del CYP2D6 può ridurre la trasformazione della codeina in morfina.

La paroxetina può interagire con il tramadolo?Modifica

Sì.

L'associazione può aumentare il rischio di sindrome serotoninergica e convulsioni, riducendo parte dell'effetto analgesico del tramadolo.

Le gocce di paroxetina sono tutte uguali?Modifica

No.

Le formulazioni da 10 mg/ml e quelle da 33,1 mg/ml hanno concentrazioni diverse.

In particolare, Daparox da 33,1 mg/ml fornisce 1 mg di paroxetina per goccia secondo il suo specifico sistema erogatore.

La paroxetina può essere utilizzata per anni?Modifica

Sì, quando il beneficio clinico giustifica il trattamento continuativo.

La necessità della terapia deve essere rivalutata periodicamente.

Si può sospendere la paroxetina quando si sta meglio?Modifica

La sospensione deve essere concordata con il medico.

Il miglioramento clinico non significa automaticamente che sia opportuno interrompere subito il trattamento.

È corretto ridurre sempre di 5 mg alla settimana?Modifica

No.

Non esiste una velocità di riduzione adatta a tutti.

La sospensione deve essere personalizzata e può richiedere decrementi più piccoli e intervalli più lunghi.

La paroxetina è utilizzabile durante la gravidanza?Modifica

Solo dopo un'attenta valutazione del rapporto beneficio-rischio.

Sono stati segnalati rischi fetali e neonatali che devono essere considerati insieme ai rischi di una depressione o di un disturbo d'ansia non adeguatamente trattati.

La paroxetina è compatibile con l'allattamento?Modifica

Può essere considerata in alcune situazioni, perché l'esposizione attraverso il latte è generalmente bassa.

La scelta richiede comunque valutazione clinica.

Perché la paroxetina ha tante interazioni farmacologiche?Modifica

Una delle ragioni principali è la potente inibizione del CYP2D6, enzima coinvolto nel metabolismo o nell'attivazione di numerosi medicinali.

La paroxetina è un sedativo?Modifica

Non è un sedativo nel senso farmacologico dei farmaci ipnotici o delle benzodiazepine.

Può tuttavia provocare sonnolenza in alcuni pazienti.

La paroxetina può provocare insonnia?Modifica

Sì.

La risposta sul sonno è individuale: alcuni pazienti sviluppano insonnia, altri sonnolenza.

La paroxetina può essere assunta a stomaco vuoto?Modifica

L'assunzione al mattino con il cibo è generalmente raccomandata per migliorare la tollerabilità gastrointestinale.

La paroxetina è efficace per il disturbo disforico premestruale?Modifica

Sono disponibili studi sull'efficacia degli SSRI, inclusa la paroxetina, nel disturbo disforico premestruale.

Tuttavia, questa indicazione non deve essere automaticamente attribuita alle specialità italiane convenzionali di paroxetina.

La paroxetina modifica la personalità?Modifica

Non è progettata per modificare la personalità.

Può tuttavia modificare l'esperienza emotiva e, in alcuni pazienti, provocare attenuazione della reattività affettiva o appiattimento emotivo.

È possibile distinguere i sintomi da sospensione dalla ricaduta depressiva?Modifica

La comparsa rapida dopo la riduzione, soprattutto di vertigini e sensazioni di scossa elettrica, può orientare verso una sindrome da sospensione.

La distinzione non è sempre semplice e richiede valutazione clinica.

LINK CORRELATIModifica

Antidepressivi
Antidepressivi triciclici Amitriptilina (Laroxyl, Triptizol)  • Clomipramina (Anafranil)  • Imipramina (Tofranil)  • Nortriptilina (Noritren)  • Trimipramina (Surmontil)
SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) Citalopram (Elopram, Seropram)  • Escitalopram (Cipralex, Entact)  • Fluoxetina (Prozac, Fluoxeren)  • Fluvoxamina (Dumirox, Fevarin, Maveral)  • Paroxetina (Dropaxin, Eutimil, Daparox compresse, Daparox gocce, Sereupin, Seroxat, Stiliden gocce)  • Sertralina (Zoloft)
SNRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina) Duloxetina (Cymbalta, Xeristar)  • Venlafaxina (Efexor, Faxine, Zarelis)
NaRI (inibitori selettivi della ricaptazione della noradrenalina) Reboxetina (Edronax)  • Maprotilina (Ludiomil)
SARI (inibitori della ricaptazione della serotonina/antagonisti della serotonina) Trazodone (Trittico)
NDRI (inibitori della ricaptazione della noradrenalina e della dopamina) Bupropione (Elontril, Wellbutrin)
NDDI (disinibitori della dopamina e noradrenalina) : potenzia la fuoriuscita della dopamina e della noradrenalina Agomelatina (Thymanax, Valdoxan)
NaSSA (antidepressivi specifici noradrenergici e serotonergici) Mirtazapina (Remeron)  • Mianserina (Lantanon)
Altri 5-idrossitriptofano (Tript-OH)  • Ademetionina (Samyr 200 mg, Samyr 400 mg)  • Iperico (Nervaxon, Quiens)